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Donne o madri? È ora di un nuovo modello femminile

In questi giorni girano in rete in paio di articoli interessanti su donne, genitorialità, famiglia e carriera: Genitori e scuola e Quelle madri pentite, annoiate dei propri figli. Quest’ultimo ha generato disaccordo nei commenti nella mia condivisione facebook. Entrambi mi hanno dato da pensare e hanno dato voce a pensieri che mi occupavano la mente.

Yoga è anche scrutarsi dentro. È ricerca fuori e dentro di sé.
non ho trovato risposte, ma spunti di riflessione aperti.

Il primo articolo, Genitori e scuola, mi ha portato a pensare quanto l’apporto della famiglia sia solo una parte della formazione di un bambino. Riflettendo sul mio percorso ho riconosciuto come siano determinanti gli apporti avuti dalla famiglia, ma decisamente parziali. Molta dell’esperienza formativa, dall’adolescenza in poi, è stata fatta fuori dalla famiglia, nel bene o nel male. Alla famiglia sta il grande compito di offrire le capacità di discernere tra bene e male, gli strumenti per poter capire e scegliere.

donne_bambine

In questa chiave ho rivisto il rapporto con le mie bambine, nel mondo di oggi. Come dice l’articolo non è che negli anni ’60/70 fosse meno pericolosa la “strada”. Oggi c’è una percezione del pericolo maggiore. Un senso di protezione incrementato probabilmente dal numero minore di nascite. Diciamocelo, si tende ad essere iper protettivi con i figli. Tanto da arrivare a difenderli dai compiti a casa. Ma non voglio entrare nello specifico di questo problema.

Proteggiamo i nostri figli dalla strada, dalla rete, dall’inquinamento, dall’olio di palma e dalle farine troppo raffinate. Li sollecitiamo con giochi intelligenti, tenendoli lontani da troppe ore di tv, facciamo far loro sport… insomma un sacco di cose che comportano tempo e nostre energie. Ma sono davvero spese bene? Sono davvero queste le cose utili anche per loro? …o sono solo l’ennesimo condizionamento di una società camaleontica che sposta soltanto l’oggetto dei consumi?

Su questi dubbi si innesta l’altro articolo. Si allontana di poco dall’argomento.

Leggiamolo e guardiamo in faccia la nuda verità: donne, madri, senso di colpa e condizionamenti. È anche questo essere madre e di conseguenza essere figli.

L’articolo ha un titolo accattivante ma che si discosta dal contenuto. Nessuna delle madri che riporta lì la propria esperienza è pentita. Tutte constatano l’impegno che richiede dare cura ai figli e quanto questo sia sottratto a un proprio spazio. Indigna che lo faccia una madre. Le stesse parole in bocca ad un uomo ce le saremmo bene o male aspettate.

Ma una donna deve essere nutrice, adorabile possibilimente. Non può recriminare del tempo per se, per l’arte magari, per creare altro che non sia prole.

Il problema è culturale. E non è prettamente maschile.

donneVeniamo dopo il ’68. Siamo donne cresciute da donne che apprendiamo per induzione un modello di femminile in divenire. Una donna che sta lentamente imparando a ridisegnarsi come individuo e non più solo matrice/nutrice. Purtroppo lo stiamo facendo con una modalità maschile che vede l’imperante sopraffazione dell’altro come mezzo. Anche delle donne. Soprattutto delle donne.

Possiamo cambiare modello. Possiamo adottare un altro metodo. Il nostro.  Quello delle donne, quello ciclico, che vede il fluire della luna sul nostro corpo.

Per noi tutti i giorni non sono uguali. Il ciclo mestruale ci permette di essere più ricettive e creative in alcuni giorni e ko in altri. Questo nel moderno mondo degli affari non è permesso, non è concepibile. La maternità ci crea delle pause che nel conteso di oggi resettano carriere. Questo deve cambiare. E lo potremmo fare solo del rispetto delle une delle altre. Accettando, comprendondo e valorizzando queste diversità. Insegnamole per prima alle nostre figlie e ai nostri figli. Loro potranno imparare ad essere diversi.

Anche da genitori, liberiamoci dagli stereotipi.

“I vostri figli non sono figli vostri… “ dice il Poeta. Sarà molto complesso non adoperare le frasi fatte che affiorano sulla lingua quando la pazienza sfugge. Sarà difficile scavalcare i modelli educativi con la quale siamo cresciuti.

Ma è necessario sforzarsi, impegnarsi a formare generazioni diverse. Generazioni che non considerano “da femmina” i lavori domestici, o “da maschio” il lavoro duro o il gioco del pallone. Generazioni che rispettino le proprie peculiarità, per cui il modello imperante non è solo quello maschile, ma quello di entrambi, che cerca rispetto nelle ciclicità della vita di ciascuno essere umano.

possiamo insegnare solo quello che siamo, quindi per prima dobbiamo cambiare noi, Noi donne, insieme ai nostri uomini.

donne_madri_modello_femminileNon ho una ricetta. So solo che non mi voglio allineare al giudizio spezzante dei commenti contro le mamme pentite. In parte le capisco. Rinunciare al mio tempo per i figli non è sempre quello che vorrei fare. Quello del genitore è un karma yoga che non è per tutti.

Educherò mia figlia a fare i compiti a casa, credendo in questo strumento di responsabilizzazione, accertandomi che le lasci il tempo di fare anche altre esperienze. Quelle esperienze fuori dalla famiglia che danno i presupposti per un arricchimento individuale. Per pensarsi e sentirsi un individuo con ambizioni, aspettative e limiti.

I vostri figli

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

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